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L'aereo paparazzo cresciuto a Ovada volerà sugli States
Un'aeronave radiotelecomandata in grado di volare con un'autonomia di una settimana e per un raggio di 150-200 km, adatta per operazioni
di ricognizione,monitoraggio telecomunicazioni
in campo civile e militare.
Non esiste ancora, ma è questione di tempo. Ci sta lavorando Nautilus di Ovada, nell'alessandrino, nata nel 2001 con lo scopo di progettare e sviluppare un mezzo aereo innovativo che si presti ad applicazioni oggi non realizzabili. Basso costo di esercizio, basso consumo energetico e impatto ambientale zero sono infatti le caratteristiche dell'Elettra twin flyer, di cui entro l'estate sarà pronto un prototipo. Che sarà costruito nel 2007, mentre la fase di sperimentazione e certificazione è prevista per l'anno successivo. C'è grande interesse intorno al nuovo mezzo, brevettato l'anno scorso in Europa, Stati Uniti e Canada. "Siamo in collegamento con istituzioni italiane
ed estere. Ci ha contattato anche la Marina degli Stati Uniti, alla quale abbiamo presentato il progetto spiega l'amministratore delegato di Nautilus, Piercarlo Vercesi - Il totale dell'investimento ammonta a 14 milioni di euro. Prevediamo di vendere 320 pezzi nei primi 10 anni, a circa 2 milioni di euro il pezzo". Il potenziale clienti è dunque di buon livello, e il business di questa piccola azienda (che progetta e sviluppa mezzi radiocomandati e aerostatici, usati soprattutto come supporto pubblicitario e per riprese fotografiche e rilevamenti ambientali), si preannunci interessante.
Con un fatturato di 320mila euro nel 2005, 700mila nel 2006 e 1,8 milioni stimati nel 2007,
Nautilus ha due soli dipendenti, ma si avvale di numerose competenze disponibili sul territorio
piemontese, a partire dal Politecnico di Torino. "Sul nuovo mezzo sta lavorando un team di
circa 70 persone - continua Vercesi comprese alcune professionalità messe a disposizione dal Politecnico per la realizzazione del dimostratore, che sarà di dimensioni e complessità ridotte rispetto all'aeronave e ci consentirà di verificarne le effettive capacità di manovra".
Per sviluppare il progetto, Nautilus si è accordata con due aziende di Finmeccanica che
concorrono ai costi di realizzazione: Selex communications, per quanto riguarda il sistema
di collegamento tra la stazione di terra e l'aeronave e Selex sensors, per l'avionica di bordo e la strumentazione di rilevamento.
Pur operando nel distretto industriale di Ovada, Nautilus affida la realizzazione dei componenti
e dei sottosistemi a fornitori esterni. "Non abbiamo ancora agganciato aziende locali - dice
Vercesi - perché qui i materiali che usiamo non vengono prodotti, ma abbiamo già avviato contatti per future collaborazioni".
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